Seduta n. 29 della Camera dei Deputati, 28/12/2022.
Argomenti: decreto legge Meloni, vaccini COVID, rave party, seduta fiume.
Il Parlamento ha approvato il primo decreto del Governo Meloni con voto di fiducia. Il decreto contiene norme su carcere, reati contro rave party clandestini, riforma della giustizia e fine dell'obbligo vaccinale anti-Covid per il personale sanitario. La seduta fiume ha durато tre giorni tra polemiche sulle procedure.
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La Camera ha esaminato il primo decreto del Governo Meloni, una legge urgente che il Governo aveva già fatto e che il Parlamento doveva confermare entro la fine dell'anno (A.C. 705). Il decreto metteva insieme quattro temi molto diversi tra loro: nuove regole per chi può uscire prima dal carcere tra i condannati per reati gravissimi come la mafia; un nuovo reato contro i grandi raduni musicali clandestini (i cosiddetti rave party); il rinvio di una parte della riforma della giustizia penale; e la fine dell'obbligo di vaccino anti-Covid per medici e personale sanitario. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) lo ha difeso come un decreto equilibrato. Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Azione, Italia Viva e Alleanza Verdi e Sinistra) lo hanno attaccato, sostenendo che mette insieme cose che non c'entrano nulla e che alcune norme sono incostituzionali.
La Camera ha approvato definitivamente il decreto, che è così diventato legge. Prima c'è stato il voto di fiducia, cioè un voto in cui i deputati confermano di sostenere il Governo: hanno detto sì in 206 e no in 145, con 3 astenuti. Quel voto di fiducia, per le regole della Camera, ha cancellato automaticamente tutte le proposte di modifica. I deputati hanno poi votato 148 ordini del giorno, cioè brevi richieste con cui si chiede al Governo di impegnarsi su qualcosa: quasi tutti quelli delle opposizioni sono stati respinti, mentre ne sono passati alcuni accettati dal Governo. Tra questi, una richiesta del gruppo Azione-Italia Viva sui tempi della prescrizione, che il Governo ha accolto. Il voto finale che ha trasformato il decreto in legge è arrivato il 30 dicembre, l'ultimo giorno utile prima che il decreto scadesse.
La seduta è durata tre giorni quasi senza interruzioni: si chiama "seduta fiume" ed è stata decisa con un voto, vinto dalla maggioranza per 52 voti di scarto. Al momento del voto finale è successo l'episodio più acceso. Visto che non c'era accordo sull'orario e il decreto stava per scadere, il Presidente della Camera Lorenzo Fontana ha messo subito ai voti la legge, senza far parlare i deputati che si erano iscritti per l'ultimo intervento. Diversi deputati dell'opposizione si sono alzati in piedi mostrando il regolamento della Camera e gridando "Vergogna". Nei giorni precedenti c'era già stata polemica perché il ministro che tiene i rapporti tra Governo e Parlamento aveva annunciato alla televisione la stretta sui tempi del voto, e l'opposizione lo ha accusato di aver invaso i poteri del Presidente della Camera.
Su richiesta delle opposizioni, il ministro della Salute Orazio Schillaci è venuto in aula a riferire con urgenza sui controlli anti-Covid fatti sui passeggeri in arrivo dalla Cina, dove i contagi stavano aumentando molto. Durante i tre giorni di discussione sono stati citati anche altri fatti di attualità: lo scandalo di corruzione al Parlamento europeo (il cosiddetto "Qatargate"), una norma sul calcio professionistico soprannominata "lodo Lotito" che permette di pagare a rate alcuni debiti con lo Stato, e i progetti del Governo sull'autonomia delle regioni e sul presidenzialismo (un sistema in cui il capo del Governo o dello Stato viene eletto più direttamente dai cittadini).
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