Seduta n. 23 del Senato della Repubblica, 28/12/2022.
Argomenti: legge di bilancio 2023, caro bollette, reddito di cittadinanza, voucher, sanità.
Il Senato ha discusso e approvato articolo per articolo la legge di bilancio 2023 del governo Meloni. Il voto finale sulla fiducia è stato rinviato al giorno successivo. Principali misure: fondi contro il caro bollette, tasse ridotte per autonomi, aumento pensioni minime e limitazione del reddito di cittadinanza.
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Tutta la giornata è stata dedicata alla legge di bilancio per il 2023, cioè la legge con cui lo Stato decide come incassare e come spendere i soldi nell'anno successivo (la prima del governo Meloni, in carica da circa due mesi). Si tratta del documento più importante dell'anno per la vita economica del Paese (DDL 442). Il testo era già stato approvato dalla Camera ed è arrivato al Senato senza poter essere modificato, perché il tempo a disposizione era pochissimo. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) ha difeso la manovra come una scelta responsabile, fatta in fretta per evitare guai. Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Azione-Italia Viva e Verdi-Sinistra) l'hanno giudicata insufficiente e ingiusta.
Su questa parte del bilancio (gli articoli che riguardano i conti e le tabelle dei singoli ministeri) il Senato ha votato e approvato uno per uno tutti gli articoli, dal secondo al ventunesimo. Sull'articolo principale, quello che contiene il cuore della manovra, il governo ha posto la fiducia: significa che l'aula deve votare il testo così com'è, senza poterlo cambiare, e se il voto va male il governo cade. Il voto vero e proprio di fiducia, però, non è avvenuto in questa giornata: il presidente lo ha rinviato al giorno dopo, il 29 dicembre. Quindi al termine di questa seduta la legge di bilancio non era ancora approvata in via definitiva. Tra le misure più discusse: 21 miliardi contro il caro bollette (ma sufficienti, secondo il governo stesso, solo per i primi tre mesi del 2023), la riduzione delle tasse per i lavoratori autonomi fino a 85.000 euro di reddito, l'aumento delle pensioni minime a 600 euro per gli over 75, la forte limitazione del reddito di cittadinanza e il ritorno dei voucher (buoni per pagare lavoretti occasionali).
Il punto più contestato dalle opposizioni è stato il modo in cui si è arrivati al voto: il Senato si è trovato a discutere un testo che non poteva toccare, e diversi senatori hanno denunciato che il Parlamento era ridotto a semplice timbro. Lo scontro più aspro è stato sulla sanità: il centrosinistra accusa il governo di averla lasciata a corto di risorse, mentre la maggioranza ribatte che i fondi aumentano e che i tagli più pesanti risalgono agli anni passati, quando al governo c'erano proprio gli attuali oppositori. Toni molto duri anche sul reddito di cittadinanza, sulla tassa piatta per gli autonomi e su circa un miliardo destinato alle società di calcio, che le opposizioni hanno definito un favore ai ricchi. La presidenza ha più volte richiamato l'aula all'ordine.
A fine seduta diversi gruppi (Partito Democratico, Cinque Stelle, Azione-Italia Viva, Fratelli d'Italia e Verdi-Sinistra) hanno chiesto che il ministro della Salute venisse al più presto a riferire all'aula sulla nuova ondata di Covid in Cina e sui controlli negli aeroporti italiani, una richiesta accolta con favore da tutti. Infine un senatore della Lega ha raccontato i disordini avvenuti il 23 dicembre nel carcere Don Bosco di Pisa, esprimendo solidarietà alla polizia penitenziaria.
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