Seduta n. 296 del Senato della Repubblica, 16/04/2025.
Argomenti: elezioni comunali, referendum, decreto-legge, Giubileo 2025, controlli sanitari.
Il Senato ha approvato due provvedimenti: uno sui controlli sanitari per il Giubileo 2025 e uno che trasforma in legge il decreto sulle elezioni comunali e referendum. Accese polemiche sulla decisione del Governo di convertire in decreto-legge il testo sulla sicurezza pubblica.
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La giornata si è aperta con uno scontro acceso sul cosiddetto "decreto sicurezza". Il Senato avrebbe dovuto continuare a esaminare una proposta del Governo sulla sicurezza pubblica (DDL 1236), su cui lavorava da mesi. Pochi giorni prima, però, il Governo aveva preso gran parte di quel testo e lo aveva trasformato in un decreto-legge, cioè un provvedimento che entra subito in vigore e che il Parlamento può solo confermare o respingere entro due mesi. Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Italia Viva e Sinistra) hanno parlato di uno "scippo" ai danni del Parlamento, sostenendo che si tratti anche di un modo per superare le divisioni interne alla maggioranza. La maggioranza di centrodestra ha invece difeso la scelta. Alla fine la Presidenza ha tolto quel testo dall'ordine del giorno della giornata.
Il Senato ha approvato in via definitiva due provvedimenti. Il primo (DDL 1184-bis-B) autorizza il Ministero della salute ad assumere a tempo determinato 3 medici e 15 tecnici per rafforzare i controlli sanitari in porti e aeroporti durante il Giubileo del 2025. La maggioranza ha votato a favore; le opposizioni si sono astenute o hanno votato contro, criticando soprattutto il fatto che i soldi vengano presi da un fondo destinato a risarcire chi è stato danneggiato da trasfusioni di sangue infetto o da vaccinazioni obbligatorie. Il secondo provvedimento (DDL 1425) trasforma in legge il decreto sulle prossime elezioni e sul referendum: i seggi resteranno aperti due giorni (domenica e lunedì) e potranno votare anche gli studenti e i lavoratori che si trovano lontani da casa. Il punto più contestato è la data: il referendum dell'8 e 9 giugno è stato abbinato al secondo turno (il ballottaggio) delle elezioni comunali, e non al primo. Le opposizioni hanno votato contro, sostenendo che così andrà a votare meno gente.
Il momento più teso è stato il lungo botta e risposta iniziale sullo "scippo" del decreto sicurezza, con applausi e proteste dai banchi delle opposizioni. Durante il dibattito sulle elezioni, un senatore dei Cinque Stelle è stato richiamato dalla Presidente per il tono dell'intervento. Le opposizioni hanno accusato la maggioranza di aver scelto la data del referendum apposta per far votare meno persone, perché i quesiti riguardano i diritti dei lavoratori e la cittadinanza; la maggioranza ha respinto l'accusa, dicendo che la scelta era solo tecnica, per non far perdere giorni di scuola agli studenti. La seduta è stata sospesa più volte in attesa dei pareri della commissione che controlla i conti.
Una senatrice di Fratelli d'Italia ha ricordato la strage di Primavalle, l'attentato del 16 aprile 1973 in cui morirono i fratelli Stefano e Virgilio Mattei, di 8 e 22 anni. Un senatore del Partito Democratico ha annunciato una richiesta di chiarimenti al Governo (un'interrogazione) su una norma della legge di bilancio: secondo lui, cinque milioni di euro pensati per aiutare i Comuni in difficoltà di Sicilia e Sardegna finiscono di fatto a un solo Comune, Avola, il cui sindaco sarebbe la sorella del parlamentare che aveva scritto quella norma.
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