Seduta n. 167 della Camera dei Deputati, 27/09/2023.
Argomenti: intercettazioni telefoniche, questione di fiducia, decreto Giustizia, corruzione, diritti privacy.
La Camera ha discusso il decreto Giustizia che tocca intercettazioni, sicurezza informatica, pene per incendi boschivi e fine norme anti-COVID. Il Governo ha posto la questione di fiducia rimandando il voto al giorno dopo, mentre opposizioni temono limitazioni per investigare corruzione e reati amministrativi.
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La giornata è stata dedicata quasi tutta a un grande decreto del Governo, soprannominato dai giornali "decreto Giustizia" perché mette insieme molti argomenti diversi (DDL 1373). Lo stesso provvedimento tocca le intercettazioni telefoniche, la sicurezza informatica, le pene più dure per chi appicca incendi nei boschi, la fine delle ultime regole anti-COVID (chi è positivo non è più obbligato a stare a casa), i fondi dell'otto per mille contro la droga e una riorganizzazione del Ministero della Cultura. Un decreto-legge è una legge urgente che il Governo scrive da solo e che il Parlamento deve poi confermare entro due mesi. Il punto più discusso è stato proprio quello sulle intercettazioni.
In questa giornata non c'è stato nessun voto. Dopo il dibattito, il Governo ha posto la "questione di fiducia": in pratica ha detto alla Camera che vuole il testo così com'è, senza modifiche, e che se non lo approva il Governo si considera sfiduciato. Il voto vero e proprio è stato rinviato al giorno dopo, giovedì 28 settembre. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) difende il decreto: dice che protegge la privacy dei cittadini vietando di pubblicare intercettazioni inutili per le indagini, e che rafforza la lotta alle mafie. Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra) sono contrarie: temono che, scritto in questo modo, il decreto renda più difficile usare le intercettazioni per scoprire la corruzione e i reati contro la pubblica amministrazione, e che metta a rischio inchieste già aperte.
Il dibattito è stato molto teso. I deputati di Forza Italia e Fratelli d'Italia hanno respinto le accuse, dicendo di non accettare "lezioni di antimafia"; i Cinque Stelle hanno parlato di una "giustizia di classe" che sarebbe dura con i cittadini comuni e morbida con i potenti. Un momento curioso: durante un intervento è suonato all'improvviso il test del nuovo sistema di allarme pubblico che invia un messaggio sui telefoni in caso di calamità, e il presidente di turno lo ha commentato con una battuta. La seduta è stata sospesa due volte nel corso della mattina.
Nel pomeriggio i ministri hanno risposto alle domande dei deputati (il cosiddetto "question time", una sessione di domande e risposte immediate). Il ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti, ha rinviato alla prossima legge di bilancio le risorse per rinnovare i contratti dei dipendenti pubblici (servirebbero 8-10 miliardi) e ha parlato di mutui e bollette. Sul fisco, un deputato di Alleanza Verdi e Sinistra ha criticato i molti condoni, cioè i provvedimenti che permettono a chi non ha pagato le tasse di mettersi in regola pagando meno. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e un deputato del Partito Democratico si sono scontrati sul "Piano Mattei" per l'Africa, un progetto del Governo di cui l'opposizione lamenta di non conoscere i dettagli. Si è discusso anche di bonifiche ambientali a Massa Carrara, di indennizzi per chi ha contratto l'epatite con vecchie trasfusioni, delle lunghe liste d'attesa nella sanità e della carenza di medici e infermieri.
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