Seduta n. 332 del Senato della Repubblica, 23/07/2025.
Argomenti: femminicidio, violenza di genere, ex Ilva Taranto, finanziamenti ricerca, pressione fiscale.
Il Senato ha approvato all'unanimità la legge sul femminicidio con pena dell'ergastolo e nuove tutele per le vittime. Convertiti anche i decreti su università e ricerca e sul salvataggio dell'ex Ilva di Taranto, ma con forti critiche dalle opposizioni sulla mancanza di risorse reali e di un piano industriale serio.
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La giornata è stata dominata da tre temi molto diversi. Il primo è stato il via libera definitivo a una legge molto attesa: l'introduzione del reato di femminicidio, cioè un nuovo articolo del codice penale che punisce con l'ergastolo chi uccide una donna in quanto donna (DDL 1433). Il secondo è stata la conversione di un decreto del Governo che mette nuovi soldi e nuove regole per università, ricerca scientifica, scuola e sanità (DDL 1553). Il terzo è stato un altro decreto, sempre del Governo, che stanzia 200 milioni di euro come prestito allo Stato per tenere in vita lo stabilimento ex Ilva di Taranto e introduce strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori in difficoltà (DDL 1561). In serata l'Aula ha cominciato a discutere anche due testi tecnici di contabilità dello Stato, sui conti del 2024 e sull'aggiornamento del bilancio 2025.
La legge sul femminicidio è stata approvata all'unanimità: 161 voti favorevoli, nessun contrario, nessun astenuto. Tutti i partiti, dalla maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) alle opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Italia Viva e Alleanza Verdi e Sinistra), hanno votato sì. La legge, oltre a creare il nuovo reato punito con l'ergastolo, allunga da 500 a 1.000 metri la distanza minima imposta agli aggressori, rafforza i braccialetti elettronici, garantisce alle vittime di violenza il gratuito patrocinio (cioè un avvocato pagato dallo Stato) indipendentemente dal reddito, e prevede formazione obbligatoria per i magistrati. Il decreto su università e ricerca è stato anch'esso convertito in legge, ma con il voto contrario delle opposizioni, che lo hanno definito vuoto e privo di nuove risorse. Sul decreto Ilva il Governo ha posto la fiducia, una procedura che impedisce di discutere singoli emendamenti: il provvedimento è passato con 98 sì e 67 no.
Il momento più solenne della giornata è stato il voto unanime sulla legge contro il femminicidio. In aula sono state ricordate Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano, due ragazze uccise di recente che hanno scosso l'opinione pubblica. Diversi senatori uomini hanno preso la parola per dire che la lotta alla violenza di genere non riguarda solo le donne. Una sola critica importante, dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra: la senatrice Ilaria Cucchi ha detto che la legge non protegge tutte le donne, in particolare quelle transgender, e che mancano soldi per la prevenzione e per i centri antiviolenza. Verso le 11,40, durante la lettura del risultato del voto, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato dall'aula in piedi il compleanno del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Più tardi i toni si sono accesi: due senatrici del Movimento 5 Stelle hanno usato la parola «porcata» per descrivere alcuni emendamenti del Governo, e la presidenza le ha richiamate al rispetto del linguaggio.
La discussione sull'ex Ilva è stata molto polemica. Le opposizioni hanno accusato il Governo di non avere un piano industriale serio per Taranto, una città dove le emissioni di polveri sottili nei primi sei mesi del 2025 hanno superato i limiti per oltre cinquanta giorni, secondo i dati citati in aula. Sul fronte università, le opposizioni hanno denunciato che i 160 milioni di euro che il Governo presenta come investimento aggiuntivo sono in realtà presi da altri fondi già destinati alla ricerca, e che continuano a fuggire all'estero migliaia di giovani ricercatori italiani. La ministra dell'Università Anna Maria Bernini ha ribattuto che si tratta di una «premialità aggiuntiva» rispetto a 1,5 miliardi già stanziati e che il Governo sta investendo 11 miliardi del PNRR (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, i fondi europei post-Covid) sulle infrastrutture di ricerca. In serata, sul rendiconto contabile dello Stato per il 2024, le opposizioni hanno fatto notare che la pressione fiscale, cioè la quota di tasse rispetto a quello che il Paese produce, è salita al 42,7%, oltre la soglia del 40% che la stessa Giorgia Meloni aveva proposto anni fa di mettere addirittura in Costituzione. Una senatrice del Pd ha osservato che mezzo miliardo di euro in più di entrate è arrivato dal gioco d'azzardo, un settore che le stesse forze di Governo avevano in passato detto di voler combattere.
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