Seduta n. 209 del Senato della Repubblica, 18/07/2024.
Argomenti: liste d'attesa, piattaforma di monitoraggio, incentivi sanitari, autonomia regionale.
Il Senato ha approvato il decreto-legge sulla riduzione delle liste d'attesa nella sanità con una piattaforma nazionale di monitoraggio, controlli sugli enti regionali e incentivi fiscali per gli straordinari del personale sanitario. La maggioranza ha votato a favore mentre tutte le opposizioni hanno votato contro.
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Il Senato ha discusso e votato una sola legge: quella del Governo per ridurre le liste d'attesa nella sanità, cioè i tempi spesso lunghissimi per fare una visita specialistica, una TAC o un esame (DDL 1161). Si tratta di un decreto-legge, cioè una misura già in vigore decisa dal Governo, che il Parlamento doveva trasformare in legge definitiva entro un termine fisso. Il provvedimento prevede una piattaforma nazionale per monitorare i tempi di attesa, controlli sulle Regioni e uno sconto fiscale sugli straordinari del personale sanitario, per spingere medici e infermieri a lavorare di più, anche il sabato e la domenica. Il tema centrale è stato lo scontro tra Stato e Regioni: la sanità in Italia è gestita dalle Regioni, e diverse di esse, anche di centrodestra, si erano opposte ai controlli previsti dal testo originario.
Il Senato ha approvato in via definitiva la legge, con il voto favorevole della maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) e il voto contrario di tutte le opposizioni. La legge è quindi entrata definitivamente in vigore. Tutte le proposte di modifica presentate dalle opposizioni, e anche alcune della maggioranza, sono state respinte o dichiarate non ammissibili. Alcuni impegni generici per il Governo (per esempio sulla creazione di centri specializzati per i tumori del pancreas, le cosiddette Pancreas Unit, o sulla protonterapia per i tumori al Sud) sono stati accolti con formule attenuate del tipo "valutare l'opportunità di", cioè senza un obbligo vero e proprio di realizzarli.
La maggioranza ha rivendicato di aver messo al centro un problema reale e di aver stanziato quasi un miliardo di euro, oltre allo sconto fiscale sugli straordinari. Le opposizioni hanno parlato di una legge annunciata in fretta poco prima delle elezioni europee, definendola uno "spot" elettorale: secondo loro, senza più soldi e senza più personale, le liste d'attesa non si accorciano. Hanno anche denunciato che il Governo ha dovuto fare marcia indietro sui controlli alle Regioni dopo le tensioni con queste ultime, in particolare per la spinta della Lega verso l'autonomia regionale. Toccante l'intervento del senatore Antonio Guidi (Noi Moderati), medico e persona con disabilità, che ha raccontato la propria storia personale invitando l'aula a non trasformare gli avversari in nemici. Prima del voto finale il presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato l'ex parlamentare Publio Fiori, da poco scomparso.
Nel dibattito sono emersi molti temi sanitari concreti: l'uso della telemedicina e dell'intelligenza artificiale, la carenza di medici di famiglia e di personale, la fuga all'estero di medici e infermieri perché pagati di più, e la spesa sanitaria italiana, che resta sotto il 7 per cento del PIL (il PIL è tutto quello che il Paese produce in un anno) e tendenzialmente in calo rispetto alla ricchezza prodotta. Il senatore Matteo Renzi (Italia Viva) ha portato dati sui risparmi ottenuti negli anni con gli acquisti centralizzati e sui progressi della medicina. Il M5S ha contrapposto la spesa per nuovi aerei militari a quella, a suo dire insufficiente, per il personale sanitario. La seduta è stata sospesa due volte in attesa dei pareri tecnici sui conti.
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