Seduta n. 465 della Camera dei Deputati, 10/04/2025.
Argomenti: riarmo europeo, diritti sindacali militari, NATO, Ucraina, spesa difesa.
La Camera approva la legge sui diritti sindacali dei militari e si divide sul piano di riarmo europeo: passa solo la mozione della maggioranza su difesa nazionale e impegni NATO, respinte le proposte delle opposizioni.
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La giornata ha avuto due temi principali. Il primo è stata una legge sui diritti sindacali del personale militare e delle forze di polizia a ordinamento militare (DDL 2171), che proroga di sei mesi (da trenta a trentasei) un regime transitorio sui permessi sindacali retribuiti. Il secondo, molto più acceso, è stato il piano europeo per aumentare la spesa militare, chiamato ReArm Europe (ribattezzato Readiness 2030): un pacchetto da circa 800 miliardi di euro che permetterebbe ai Paesi europei di spendere di più per le armi, in parte facendo nuovo debito. La Camera ha esaminato sette proposte di indirizzo al Governo su questo tema (in gergo si chiamano mozioni): sei presentate dalle opposizioni e una dalla maggioranza di centrodestra.
La legge sui diritti sindacali dei militari è stata approvata in via definitiva, con il consenso quasi unanime di maggioranza e opposizione. Sul piano di riarmo europeo, invece, la Camera si è spaccata. Tutte e sei le proposte delle opposizioni sono state respinte. È passata solo la proposta della maggioranza di centrodestra (mozione 1-00431), che impegna il Governo a rafforzare la difesa nazionale, a rispettare gli impegni presi con la NATO (l'alleanza militare a cui l'Italia appartiene) e a continuare a sostenere l'Ucraina, puntando comunque a una tregua e a una pace duratura. Le opposizioni erano divise tra loro: alcune (Cinque Stelle e Sinistra) sono contrarie al piano e parlano di una corsa alle armi pericolosa; altre (Partito Democratico, Azione e Italia Viva) chiedono invece una vera difesa comune europea e continuano a sostenere militarmente l'Ucraina.
Il dibattito è stato teso. Le opposizioni hanno accusato la maggioranza di aver scritto una proposta che, pur intitolata al piano di riarmo, nel testo finale non nomina mai quel piano, per tenere insieme posizioni diverse (la Lega, per esempio, ha ribadito di essere contraria al piano della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen). Alcuni deputati hanno chiesto di sospendere la seduta sostenendo che la proposta della maggioranza non c'entrasse con il tema in discussione, ma la richiesta è stata respinta per 37 voti di scarto. Il leader dei Cinque Stelle Giuseppe Conte ha attaccato duramente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusandola di aver approvato il piano senza un vero dibattito. Il presidente di turno ha dovuto richiamare più volte l'Aula al silenzio.
In apertura, deputati di Cinque Stelle, Partito Democratico e Sinistra hanno chiesto che la ministra del Lavoro Marina Calderone venga in Aula a riferire sull'aumento delle morti sul lavoro (circa tre al giorno). Altri hanno chiesto un intervento urgente del ministro dell'Ambiente sull'incendio di uno stabilimento chimico a Caivano, vicino Napoli, che ha costretto a chiudere scuole e a tenere chiuse le case nei comuni vicini. A fine giornata sono stati ricordati i 34 anni dal disastro del traghetto Moby Prince (140 morti nel porto di Livorno nel 1991), il massacro del popolo curdo in Iraq negli anni Ottanta, la bonifica di un sito inquinato a Crotone e il caso di un uomo di Arezzo sotto processo per aver sparato difendendo la propria casa.
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