Senato, seduta n. 311 del 3 giugno 2025: decreto sicurezza, questione di fiducia

Seduta n. 311 del Senato della Repubblica, 03/06/2025.

Argomenti: decreto sicurezza, questione di fiducia, reati e circostanze aggravanti, servizi segreti, madri detenute.

Il Senato ha iniziato l'esame del decreto sicurezza con 39 articoli, 14 nuovi reati e misure su occupazioni abusive, blocchi stradali, carceri e migranti. Le opposizioni hanno protestato unanimemente contro la trasformazione da legge ordinaria in decreto-legge, denunciando uno "scippo" parlamentare. Il governo ha posto la fiducia, rinviando il voto al giorno successivo.

Sintesi AI della seduta

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Senato, seduta del 3 giugno 2025 (in parole semplici)

Di cosa hanno discusso

Il Senato ha cominciato l'esame del cosiddetto "decreto sicurezza", una norma del Governo arrivata pochi giorni prima dalla Camera (DDL S.1509). Il punto politico più aspro è anche il punto di partenza: lo stesso testo era già in discussione al Senato come legge ordinaria, frutto di oltre un anno di lavoro parlamentare; il Governo lo ha trasformato all'improvviso in un decreto-legge, cioè in una norma che entra subito in vigore e che il Parlamento può solo confermare o respingere in blocco entro sessanta giorni. Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Italia Viva, Verdi-Sinistra e Azione) hanno protestato in modo unanime: secondo loro il Governo ha "scippato" al Parlamento un lavoro quasi finito, soltanto per evitare che le tensioni interne alla maggioranza venissero a galla. La maggioranza di centrodestra ha replicato accusando le opposizioni di aver fatto ostruzionismo per mesi e ha rivendicato l'urgenza della stretta sulla sicurezza pubblica.

Il decreto contiene 39 articoli, 14 nuovi reati e 9 nuove circostanze aggravanti (cioè 9 casi in cui le pene già esistenti diventano più alte). Tocca temi molto diversi: occupazioni abusive di case, blocchi stradali da parte di manifestanti, rivolte in carcere e nei centri per migranti, donne incinte e bambini piccoli in carcere, canapa industriale (la cosiddetta "cannabis light"), poteri dei servizi segreti, tutele aggiuntive per le forze dell'ordine. Le opposizioni hanno sollevato dubbi di costituzionalità su quasi tutti questi capitoli; la maggioranza ha sostenuto che si tratta di risposte concrete alla domanda di sicurezza che arriva dai cittadini, soprattutto nelle stazioni e nelle periferie delle grandi città.

Cosa hanno deciso

Le opposizioni hanno presentato quattro richieste di non procedere all'esame, una per ciascun gruppo (in gergo si chiamano "questioni pregiudiziali", cioè proposte di bocciare il provvedimento prima ancora di entrare nel merito). Si è votato in un'unica votazione e il Senato le ha respinte tutte; il provvedimento è quindi rimasto in piedi.

A discussione generale conclusa, il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani ha posto la "questione di fiducia" (cioè ha legato l'approvazione della legge alla sopravvivenza del Governo, impedendo modifiche e accorciando i tempi di voto). Il voto vero e proprio sulla fiducia è stato però rinviato al giorno successivo, mercoledì 4 giugno. Quindi nella giornata del 3 giugno non è stata approvata nessuna legge: si sono soltanto chiuse le discussioni preliminari e si è certificato che il decreto andrà in porto, salvo sorprese, nelle ore successive.

Momenti notevoli

La discussione è cominciata con un gesto raro: il presidente della Commissione Affari costituzionali, il senatore Alberto Balboni di Fratelli d'Italia, ha riferito che la Commissione non era riuscita ad esaminare nemmeno uno dei 131 emendamenti presentati e che quindi il testo sarebbe arrivato in Aula "senza relatore", cioè senza il consueto passaggio tecnico di approfondimento. Le opposizioni hanno definito questa scelta "uno scippo istituzionale" e hanno chiesto, senza successo, di rinviare tutto in Commissione.

I toni si sono accesi nella discussione generale. Due senatori della maggioranza hanno difeso la stretta sulle madri detenute con argomenti che hanno scatenato proteste vivaci: una senatrice di Fratelli d'Italia ha detto che la norma serve a fermare chi "sceglie di non rispettare le regole" facendo figli per evitare il carcere, e un suo collega di partito ha aggiunto che in alcuni casi un bambino "sta più sicuro in carcere che a casa con i genitori". La presidente di seduta ha dovuto richiamare ripetutamente l'aula al silenzio. Una senatrice del gruppo Verdi-Sinistra ha pronunciato un intervento insolito, parlando in prima persona "nei panni" del decreto stesso, che ammetteva di vergognarsi di se stesso.

Un senatore di Italia Viva ha attaccato in particolare due articoli sui servizi segreti (gli articoli 30 e 31): il primo permetterebbe ai militari italiani in missione all'estero di violare comunicazioni e domicili senza punizione; il secondo allarga la possibilità per gli agenti dei servizi segreti di "infiltrarsi" persino nell'organizzazione di gruppi terroristici. Ha avvertito che servono più controlli del Parlamento, non meno; una senatrice di Fratelli d'Italia ha replicato che certi temi vanno discussi nella commissione di vigilanza sui servizi segreti (il Copasir) e non in aula.

In apertura di seduta, la presidenza ha letto i nomi di quattordici lavoratori morti sul lavoro tra il 21 maggio e il 2 giugno, chiedendo un minuto di silenzio.

Altri temi toccati durante la giornata

Negli "interventi non iscritti" (cioè i brevi ricordi personali che precedono la chiusura della seduta), un senatore del Partito Democratico ha commemorato Barbara Ceruleo, una dirigente del Pd morta dopo una lunga malattia, mentre un senatore del gruppo Autonomie ha ricordato Silvano Rauzi, storico presidente della Federazione allevatori del Trentino. La presidente di seduta ha aggiunto un proprio messaggio alla famiglia Rauzi, ricordando di averlo conosciuto durante il suo periodo da ministra dell'Agricoltura.

La seduta si è chiusa alle 22,18, con appuntamento al giorno successivo per il voto vero e proprio.

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