Camera, seduta n. 342 del 7 agosto 2024: suicidi in carcere, sovraffollamento carcerario
Seduta n. 342 della Camera dei Deputati, 07/08/2024.
Argomenti: suicidi in carcere, sovraffollamento carcerario, riforma spettacolo, diritti detenuti.
La Camera approva il decreto urgente sulle carceri e la proroga della riforma dello spettacolo. Forti critiche dell'opposizione sull'emergenza dei suicidi in carcere e sul sovraffollamento, mentre la maggioranza difende le misure per il reinserimento e le nuove assunzioni di agenti.
Sintesi AI della seduta
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Camera - seduta del 7 agosto 2024 (in parole semplici)
Di cosa hanno discusso
È stata l'ultima giornata di lavori della Camera prima della pausa estiva, dedicata quasi tutta al tema delle carceri. Al centro c'era un decreto del Governo, già passato al Senato, con misure urgenti sul carcere e sulla giustizia (DDL 2002). Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa) lo hanno definito vuoto e inutile di fronte all'emergenza dei suicidi (64 detenuti dall'inizio dell'anno) e al sovraffollamento. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) lo ha difeso, sottolineando le nuove assunzioni di agenti e le misure per il reinserimento. Nel pomeriggio si è poi parlato di cultura: una legge che rinvia di un altro anno la riforma del settore dello spettacolo (DDL 1974).
Cosa hanno deciso
La Camera ha approvato in via definitiva il decreto sulle carceri (DDL 2002), che diventa legge. Le opposizioni avevano presentato moltissime richieste di impegno al Governo (i cosiddetti "ordini del giorno"): poche sono state accolte, la maggior parte respinta. È stata anche approvata in via definitiva la legge che proroga di dodici mesi la riforma dello spettacolo (DDL 1974): in pratica il Governo, non essendo pronto, si è preso un altro anno di tempo. Infine la maggioranza ha rinviato in commissione, cioè ha tolto dall'aula, una proposta delle opposizioni per far uscire prima dal carcere alcuni detenuti per buona condotta (proposta del deputato Giachetti): il rinvio è passato con 55 voti di scarto.
Momenti notevoli
La mattinata è stata segnata da uno scontro durissimo. Una deputata della Lega aveva chiesto di firmare una richiesta di impegno presentata da un deputato del Partito Democratico, che però gliel'ha negato per ragioni politiche. A quel punto il capogruppo di Fratelli d'Italia ha chiesto al Governo di cambiare idea, e il Governo, che prima era favorevole, ha espresso parere contrario. Le opposizioni hanno parlato di "rappresaglia" contro un parlamentare e di uno schiaffo all'aula. Il litigio si è acceso ancora di più perché la deputata della Lega aveva sostenuto che mandare in carcere donne incinte e madri di etnia rom servirebbe a proteggerle: le opposizioni hanno definito questa posizione razzista e contraria alla Costituzione. Più tardi, dopo il voto sul decreto, è arrivata la notizia che il Ministro della Giustizia, assente dall'aula, stava parlando di carceri a Palazzo Chigi (la sede del Governo) con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Le opposizioni hanno chiesto che entrambi vengano in Parlamento a spiegare cosa stanno facendo (una "informativa urgente", cioè una comunicazione immediata all'aula su un fatto appena accaduto).
Altri temi toccati durante la giornata
A fine seduta i deputati hanno toccato vari temi di attualità. Un deputato di Fratelli d'Italia ha espresso solidarietà al questore di Bolzano dopo minacce di morte, mentre un'altra deputata dello stesso partito ha ricordato la strage di Vergarolla del 1946 a Pola. Un deputato del Partito Democratico ha chiesto di assumere i giovani che hanno già vinto i concorsi pubblici e aspettano la chiamata. Un deputato dei Cinque Stelle ha denunciato la morte di un ragazzo di 19 anni in un centro per migranti in attesa di espulsione (CPR) in Basilicata. Sono stati ricordati anche i ritardi del Governo sulla cultura: la riforma dei finanziamenti al cinema (il "tax credit", cioè uno sconto fiscale per chi produce film) e quella dei teatri d'opera, su cui dieci sindaci hanno chiesto invano di essere ascoltati.