Camera, seduta n. 114 del 6 giugno 2023: PNRR, Corte dei conti, decreto PA

Seduta n. 114 della Camera dei Deputati, 06/06/2023.

Argomenti: PNRR, Corte dei conti, decreto PA, riforma pubblica amministrazione, controlli europei.

La Camera ha approvato la fiducia al Governo sul decreto PA per la riforma della pubblica amministrazione. Il principale scontro è stato sull'eliminazione del controllo in corso d'opera della Corte dei conti sui fondi del PNRR: la maggioranza sostiene che accelera i lavori, l'opposizione protesta contro la rimozione di un controllo importante.

Sintesi AI della seduta

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Camera - seduta del 6 giugno 2023 (in parole semplici)

Di cosa hanno discusso

La Camera ha lavorato tutto il giorno su una sola legge: la conversione di un decreto del Governo (il "decreto PA", DDL 1114) che serve a rafforzare gli uffici pubblici, assumere personale e snellire la burocrazia. Su questo testo il Governo aveva chiesto la fiducia: significa che i deputati non potevano più cambiarlo, ma solo dire sì o no in blocco, sapendo che un no avrebbe messo in crisi il Governo stesso. Il vero scontro politico era su una parte aggiunta all'ultimo momento: l'eliminazione del controllo "in corso d'opera" della Corte dei conti (il giudice dei conti pubblici) sui soldi del PNRR, il grande piano di investimenti finanziato dall'Unione Europea. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) sostiene che quel controllo rallentava i lavori e che i soldi restano comunque controllati in altri modi. Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Azione e Italia Viva, e la Sinistra) accusano il Governo di togliere un controllo utile per coprire i ritardi sul PNRR.

Cosa hanno deciso

La Camera ha approvato la fiducia al Governo: 203 sì contro 134 no, con 3 deputati che hanno preferito non schierarsi. Attenzione: questo voto non rende ancora definitiva la legge. Il voto finale sul decreto è stato rinviato al giorno dopo, mercoledì 7 giugno, quindi in questa giornata la legge non è stata ancora approvata in via definitiva. Nel pomeriggio e in serata i deputati hanno votato quasi cento "ordini del giorno", cioè richieste con cui si chiede al Governo di impegnarsi a fare qualcosa in futuro. Quasi tutte quelle presentate dalle opposizioni sono state bocciate; sono passate soprattutto quelle riscritte d'accordo con il Governo. Il messaggio politico della giornata è chiaro: la maggioranza tira dritto sulla sua linea e respinge le richieste dell'opposizione.

Momenti notevoli

Il clima in Aula si è scaldato più volte. Durante il suo intervento, un deputato del Movimento 5 Stelle è stato richiamato due volte dal presidente di turno a usare un linguaggio più rispettoso. Più tardi una deputata dello stesso gruppo ha protestato dicendo di non essere mai vista né fatta parlare dalla presidenza, e ne è nato un battibecco con i banchi del centrodestra. Le opposizioni hanno ricordato che il Presidente della Repubblica Mattarella aveva chiesto al Parlamento di non abusare dei decreti d'urgenza, monito che secondo loro è stato ignorato. Il Governo aveva anche provato a infilare nel decreto una norma sulla riorganizzazione del Ministero della Difesa, salvo poi ritirarla dopo le proteste.

Altri temi toccati durante la giornata

A fine seduta i deputati hanno usato la parola per temi non legati al decreto. Un deputato del Partito Democratico ha ricordato un amministratore locale del partito da poco scomparso. Una deputata del Movimento 5 Stelle ha denunciato il licenziamento di quattro operai di un'azienda e un grave insulto razzista subito da uno di loro. Un deputato della Sinistra ha ricordato Giulia Tramontano, la giovane donna incinta uccisa dal compagno, chiedendo più prevenzione contro la violenza sulle donne. Nel dibattito sono entrati anche altri grandi temi, come il salario minimo, l'autonomia differenziata delle Regioni e soprattutto i ritardi nella spesa dei fondi del PNRR, da cui dipende una parte importante della crescita futura del Paese.

Tutte le votazioni della seduta

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