Seduta n. 93 del Senato della Repubblica, 27/07/2023.
Argomenti: alluvione Emilia-Romagna, ricostruzione, prevenzione dissesti, protezione civile.
Il Senato ha approvato con fiducia la legge sul decreto alluvione per aiutare le regioni colpite a maggio 2023, stanziando circa 2-3 miliardi. Acceso il dibattito sulla suffficienza delle risorse e sulle responsabilità nella prevenzione.
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Il Senato ha esaminato la legge che trasforma in legge definitiva il decreto del Governo sull'alluvione che a maggio 2023 ha colpito Emilia-Romagna, Toscana e Marche (DDL 819). Il provvedimento mette soldi e regole per aiutare famiglie, imprese, agricoltori e Comuni colpiti, e disciplina la ricostruzione affidandola a un commissario straordinario, il generale Figliuolo. Il dibattito si è acceso soprattutto su due punti: se le risorse stanziate fossero sufficienti e di chi fosse la colpa per i danni così gravi. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e i centristi) ha difeso la rapidità del Governo e accusato la Regione Emilia-Romagna, guidata dal centrosinistra, di non aver fatto abbastanza prevenzione (pulizia dei fiumi, argini, casse di espansione). Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Italia Viva-Azione e Sinistra-Verdi) hanno risposto che i fondi sono troppo pochi e arrivati in ritardo.
Il Governo ha chiesto un voto di fiducia, cioè un voto in cui l'aula approva il testo così com'è, senza poterlo modificare, e in cui un voto contrario equivale a sfiduciare il Governo. Il Senato ha approvato: 102 favorevoli e 69 contrari. La legge sull'alluvione è quindi passata. Con questo sì, tutte le proposte di modifica e gli ordini del giorno (cioè gli impegni che si chiedono al Governo) sono decaduti automaticamente. Hanno votato a favore i partiti di maggioranza più il gruppo Per le Autonomie; hanno votato contro Partito Democratico, Italia Viva-Azione e Sinistra-Verdi; i Cinque Stelle si sono astenuti, cioè non hanno votato né sì né no.
Il clima in aula è stato teso. Le opposizioni hanno contestato che i circa due-tre miliardi messi sul tavolo siano molto meno dei circa nove miliardi stimati come necessari per i danni. È stata molto criticata una frase del ministro per la Protezione civile Nello Musumeci, che secondo gli oppositori avrebbe detto agli amministratori locali che il Governo "non è un bancomat"; il ministro, dopo aver chiesto la fiducia, ha lasciato l'aula, e diversi senatori glielo hanno rimproverato. Sul fronte opposto, i senatori di centrodestra hanno accusato il centrosinistra di fare campagna elettorale sulla tragedia e di non aver realizzato negli anni le opere di difesa dei fiumi. Forte anche lo scontro sul cambiamento climatico: le opposizioni hanno accusato parte della maggioranza di negarlo, la maggioranza ha replicato di non essere negazionista.
Nel pomeriggio i senatori hanno rivolto domande dirette a tre ministri (il cosiddetto question time). Al ministro dell'Interno Piantedosi hanno chiesto della gestione degli sbarchi dei migranti, divisi su porti lontani come Carrara e Livorno, e della lotta alle mafie con il riutilizzo dei beni confiscati. Al ministro della Difesa Crosetto hanno chiesto dell'aumento del personale delle Forze armate, che salirà da 150.000 a 160.000 persone. Al ministro dell'Ambiente Pichetto Fratin hanno chiesto cosa farà il Governo contro il dissesto del territorio e per ridurre le emissioni inquinanti. In chiusura, una senatrice ha ricordato gli attentati mafiosi del luglio 1993 a Milano e a Roma e le stragi di Capaci e di via D'Amelio.
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