Seduta n. 386 della Camera dei Deputati, 25/11/2024.
Argomenti: decretoFlussi, paesiSicuri, centriAlbania, violenzasulle donne.
La Camera ha discusso la legge sulla concorrenza e il decreto immigrazione. Su quest'ultimo è scoppiata una lite sulla procedura: la maggioranza ha rimandato il testo in commissione con soli 20 voti di scarto, mentre il Governo ha posto la fiducia. Molti deputati hanno portato il segno rosso per la Giornata contro la violenza sulle donne.
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La Camera ha avviato l'esame di due provvedimenti, fermandosi però alla discussione iniziale: in questa giornata non sono diventati legge. Il primo è la legge annuale sulla concorrenza, una proposta del Governo (DDL 2022) che dovrebbe aprire i mercati e tutelare i consumatori. Tocca soprattutto le concessioni autostradali (cioè chi gestisce le autostrade e incassa i pedaggi), ma anche le assicurazioni auto, i tavolini dei bar nello spazio pubblico (i cosiddetti "dehors") e le nuove imprese innovative ("startup"). L'Italia deve approvarla entro fine 2024 per non perdere i fondi europei del PNRR (il piano di investimenti finanziato dall'Unione Europea). Il secondo è il decreto sull'immigrazione, detto decreto Flussi, una norma del Governo (DDL 2088) che regola gli ingressi dei lavoratori stranieri, le vittime di caporalato e l'elenco dei "Paesi sicuri".
Sulla concorrenza non si è votato: c'è stato solo il dibattito iniziale. Sull'immigrazione, invece, è scoppiata una lite sulle regole. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia) ha chiesto di rimandare il testo alla commissione competente per correggere un punto tecnico prima di tornare in aula. Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Verdi e Sinistra) erano contrarie e volevano discutere subito in aula. Si è votato due volte, con macchine elettroniche e senza registrare i nomi: ha vinto la maggioranza per soli 20 voti di scarto, e il testo è tornato in commissione. Poi il Governo ha posto la "questione di fiducia": in pratica ha chiesto all'aula di approvare il testo così com'è, senza modifiche, legando la propria sopravvivenza al voto. Quel voto vero e proprio, però, è stato rinviato al giorno dopo, il 26 novembre.
Molti deputati sono intervenuti con un segno rosso disegnato sul viso, perché il 25 novembre è la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Lo scontro più acceso è stato sul rinvio in commissione del decreto immigrazione: le opposizioni lo hanno definito un "blitz", spiegando che molti loro deputati non erano a Roma (non era prevista nessuna votazione quel giorno) e quindi non potevano partecipare in tempo. Il centrosinistra ha contestato anche il fatto che dentro il decreto Flussi sia stato infilato un altro decreto, quello sui "Paesi sicuri", nato in Senato, e una norma che sposta alle corti d'appello le decisioni sui trattenimenti dei migranti, criticando pure il progetto dei centri in Albania come costoso e inefficace.
Nel dibattito sulla concorrenza è tornato il tema del trasporto: taxi e noleggio con conducente (NCC), con le opposizioni che accusano il Governo di penalizzare un settore che dà lavoro a decine di migliaia di persone. Si è parlato anche delle startup, perché il testo chiede a queste piccole imprese innovative un capitale minimo di 20.000 euro: secondo le opposizioni circa tre su quattro perderebbero così lo status di startup. A fine giornata una deputata dei Cinque Stelle ha criticato le parole della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che avrebbe collegato la violenza sulle donne all'immigrazione, ricordando invece il divario di stipendio tra uomini e donne (in media circa 8.000 euro l'anno in meno per le donne) e la bassa occupazione femminile.
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