Seduta n. 224 della Camera dei Deputati, 11/01/2024.
Argomenti: medicina difensiva, liste d'attesa, sicurezza cure, protezione operatori sanitari.
La Camera ha approvato sei proposte sulla medicina difensiva e la protezione di medici e infermieri, richiedendo al Governo regole più chiare per contrastare prescrizioni e cure non necessarie, mantenendo i diritti dei pazienti al risarcimento in caso di errore.
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La giornata è stata quasi tutta dedicata alla sanità pubblica e, in particolare, ai medici e agli infermieri. Sei diversi gruppi politici (sia di maggioranza sia di opposizione) hanno presentato altrettante proposte di indirizzo al Governo, cioè documenti con cui la Camera chiede all'Esecutivo di muoversi in una certa direzione. Il tema centrale è la cosiddetta "medicina difensiva": il fenomeno per cui i medici, per paura di essere denunciati, prescrivono esami e cure non sempre necessari, allungando le liste d'attesa e facendo crescere la spesa pubblica (stimata tra 10 e 16 miliardi di euro l'anno). Tutti i gruppi hanno chiesto regole più chiare per proteggere chi lavora in ospedale, senza togliere ai pazienti il diritto di essere risarciti in caso di errore.
La Camera ha approvato tutte e sei le proposte: quelle delle opposizioni (Italia Viva con la proposta di Faraone (1-00224), Partito Democratico (1-00225), Cinque Stelle (1-00226), Azione (1-00227), Verdi e Sinistra (1-00229)) e quella della maggioranza di centrodestra (1-00230)). Il Governo ha dato parere favorevole quasi su tutto, ma spesso cambiando le parole per renderle meno vincolanti, ad esempio sostituendo l'impegno a "fare" con quello a "valutare se fare". Solo alcuni passaggi della proposta dei Cinque Stelle (la più dettagliata) sono stati bocciati dall'aula, mentre il resto è passato. In pratica nessuna legge è entrata in vigore oggi: si tratta di indirizzi politici, e i deputati di vari schieramenti hanno sottolineato che ora servono fatti concreti, a partire dai decreti attuativi mai emanati della legge sulla sicurezza delle cure del 2017 (la cosiddetta legge Gelli-Bianco).
Prima dei voti, deputati di partiti diversi (Partito Democratico, Azione e Verdi e Sinistra) hanno protestato per l'abitudine del Governo di annacquare le proposte con la formula "valutare l'opportunità di", che a loro avviso le rende quasi inutili. Una deputata dei Cinque Stelle si è poi lamentata di non aver potuto sentire il testo riformulato prima di votarlo; il presidente di turno ha risposto che a voto concluso non si torna indietro. A fine seduta è scoppiato un battibecco molto acceso tra deputati della Lega e del Partito Democratico sulla tassa sanitaria per i lavoratori frontalieri (chi vive in Italia ma lavora in un Paese confinante, come la Svizzera), con accuse reciproche e parole pesanti che il presidente ha più volte cercato di placare.
Sempre a fine seduta, la deputata Laura Boldrini (Partito Democratico) ha richiamato l'attenzione sulla guerra a Gaza e sul processo appena avviato davanti al tribunale internazionale dell'Aja, dove il Sudafrica accusa Israele di genocidio; ha annunciato una richiesta scritta al Governo perché rispetti le decisioni dei giudici. Sul punto è intervenuto anche un deputato dei Cinque Stelle. Un deputato della Lega ha invece chiesto al Governo di adeguare gli stipendi degli italiani che lavorano nei consolati in Svizzera, penalizzati dal cambio sfavorevole tra franco ed euro.
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