Seduta n. 426 della Camera dei Deputati, 11/02/2025.
Argomenti: politica industriale, crisi automotive, nucleare, fondi europei, Beko Stellantis.
La Camera ha approvato definitivamente la legge sulla sicurezza sul lavoro nelle scuole e ha votato sulle mozioni relative alla politica industriale italiana. Dibattito acceso sulla crisi dei settori auto, acciaio e tessile, con scontri tra maggioranza e opposizioni su nucleare, fondi europei e sostegno alle imprese.
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Il tema centrale della giornata è stata la politica industriale, cioè cosa fa lo Stato per aiutare le fabbriche e le imprese italiane a non chiudere e a restare competitive. Sei diversi gruppi politici hanno presentato la propria lista di richieste al Governo (le mozioni: una della maggioranza di centrodestra, le altre delle opposizioni di centrosinistra e dei gruppi di centro). Il punto di partenza condiviso è preoccupante: la produzione industriale italiana è in calo da quasi due anni di fila, con settori in crisi come quello dell'auto (l'automotive), l'acciaio, la chimica e il tessile. Prima del dibattito, l'Aula ha anche approvato in via definitiva una legge che inserisce l'insegnamento della sicurezza sul lavoro nelle scuole, all'interno dell'ora di educazione civica (la proposta di legge 630-B).
La Camera ha approvato definitivamente la legge sulla sicurezza sul lavoro a scuola (proposta di legge 630-B): da ora questo tema entrerà tra gli argomenti dell'educazione civica. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) ha votato a favore; i gruppi di Italia Viva, Azione e Alleanza Verdi e Sinistra si sono astenuti, perché ritengono che alla legge manchino i soldi e le ore per essere davvero efficace. Sulla politica industriale, l'Aula ha approvato la lista di richieste della maggioranza (mozione 1-00385), che punta su made in Italy, energia nucleare di nuova generazione e trattative in Europa per aiutare l'industria dell'auto. Le richieste delle opposizioni sono state in gran parte respinte, salvo alcuni punti specifici. Le richieste del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra sono state bocciate per intero.
Il clima è stato molto teso. La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino ha attaccato duramente il ministro delle Imprese Adolfo Urso, chiedendone le dimissioni, e ha citato i casi della fabbrica Beko (con 1.400 esuberi annunciati) e dell'auto come prova del fallimento del Governo. La maggioranza ha replicato rivendicando i risultati ottenuti, come l'accordo per salvare la Piaggio Aerospace e il nuovo piano per gli stabilimenti Stellantis. C'è stato anche un acceso scontro sull'energia nucleare: centrodestra, Italia Viva e Azione lo vogliono rilanciare, mentre Verdi e Cinque Stelle sono nettamente contrari. Il vicepresidente che guidava la seduta ha dovuto richiamare più volte l'Aula al silenzio.
Le opposizioni hanno chiesto due chiarimenti urgenti al Governo (delle comunicazioni immediate di un ministro all'Aula). Il primo riguarda il sospetto che fondi europei destinati a ridurre le differenze tra territori (scuole, ospedali, strade, dissesto del terreno) vengano invece dirottati verso le spese militari e l'acquisto di armi: su questo i gruppi di centrosinistra e Cinque Stelle hanno chiesto di sentire il ministro Tommaso Foti. Il secondo riguarda la scelta dell'Italia di non firmare, insieme ad altri 79 Paesi, una dichiarazione contro le sanzioni decise dagli Stati Uniti verso la Corte penale internazionale (il tribunale che giudica i crimini più gravi, come i genocidi). Su questo hanno chiesto un intervento diretto in Aula della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Si è discusso anche del bonus psicologico, un aiuto economico per pagare lo psicologo: un deputato ha chiesto di aumentarne i fondi, oggi ritenuti troppo scarsi rispetto alle domande.
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