Seduta n. 43 della Camera dei Deputati, 25/01/2023.
Argomenti: equo compenso professionisti, compenso lavoro autonomo, diritti detenuti, casi egittiani, sicurezza stadio.
La Camera ha approvato con voto trasversale la legge sull'equo compenso per i liberi professionisti, garantendo pagamenti giusti quando il cliente è la pubblica amministrazione o grandi imprese. Nel pomeriggio question time su temi di politica estera, sicurezza interna e istruzione.
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La Camera ha dedicato quasi tutta la mattina a una legge molto attesa dai liberi professionisti: la legge sull'equo compenso (proposta A.C. 338, prima firmataria Giorgia Meloni, insieme a proposte simili di altri gruppi). L'idea di fondo è semplice: chi svolge una professione (avvocati, ingegneri, commercialisti e altri) deve ricevere un pagamento giusto, proporzionato al lavoro fatto, e non può essere costretto ad accettare cifre molto basse. La legge si applica quando il cliente è un soggetto "forte", cioè la pubblica amministrazione o le grandi imprese (quelle con più di 50 dipendenti oppure con ricavi sopra i 10 milioni di euro l'anno), perché in questi casi il professionista è la parte debole del contratto. La norma vieta anche le clausole più ingiuste e crea un ufficio di vigilanza presso il Ministero della Giustizia.
La Camera ha approvato la legge con un voto molto ampio: hanno votato a favore sia la maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) sia tutte le opposizioni (Partito Democratico, Cinque Stelle, Sinistra-Verdi, Azione e Italia Viva). Il testo passa ora al Senato per il via libera definitivo. Le opposizioni hanno votato sì ma con molte critiche: avrebbero voluto allargare la legge a più professionisti e a più tipi di clienti, e cancellare una norma che punisce con sanzioni disciplinari il professionista che accetta un compenso troppo basso (secondo loro così si scoraggia chi vorrebbe far valere i propri diritti). Tutte queste modifiche sono state respinte dalla maggioranza. Sono stati invece approvati nove ordini del giorno (impegni generici al Governo a valutare correzioni future), tutti riscritti d'accordo con l'esecutivo.
L'esame degli impegni al Governo (gli ordini del giorno) ha subito vari rinvii, perché il Governo chiedeva tempo per concordarne il testo con chi li aveva presentati. Il deputato Roberto Giachetti (Italia Viva) ha protestato per l'attesa, e il Vice Ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha risposto in modo polemico, dicendo che accontentare le richieste dell'opposizione non era colpa del Governo. Dal centrodestra è arrivata una nota di orgoglio politico: il deputato Enrico Costa (Azione) ha accusato Fratelli d'Italia di voler mettere la propria "bandiera" su una legge in realtà già scritta e votata da tutti nella scorsa legislatura.
Nel pomeriggio si è svolto il question time, cioè le domande dirette dei deputati ai ministri presenti in aula. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha parlato della situazione nel Mediterraneo e in Libia e dei casi degli italiani Giulio Regeni e Patrick Zaki in Egitto, proprio nel settimo anniversario della morte di Regeni. Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha risposto sui lunghi tempi per ottenere il passaporto, sugli scontri tra tifosi alla partita Paganese-Casertana e sulla lotta alla mafia dopo l'arresto del boss Matteo Messina Denaro. Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara ha risposto su due casi legati alle scuole. Prima della pausa, alcuni deputati di opposizione avevano chiesto al Governo di riferire con urgenza sul caso di Alfredo Cospito, detenuto in sciopero della fame contro il regime carcerario duro del 41-bis.
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