Seduta n. 303 del Senato della Repubblica, 14/05/2025.
Argomenti: dazi americani, partecipazione lavoratori, cittadinanza italiana, emigrazione.
Il Senato approva la legge sulla partecipazione dei lavoratori alle aziende dopo 400mila firme di cittadini, mentre continua il dibattito sul decreto cittadinanza. Teso confronto sui dazi americani con il ministro Urso nel mirino delle opposizioni.
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La giornata ha avuto tre temi principali. Il primo: i dazi americani, cioè le tasse che gli Stati Uniti hanno deciso di mettere sui prodotti che arrivano da fuori. Il ministro delle imprese Adolfo Urso è venuto in aula a riferire come questi dazi possono colpire le aziende italiane che vendono all'estero. Il secondo tema: una legge che permette ai lavoratori di partecipare di più alle scelte e ai guadagni delle aziende dove lavorano (DDL 1407). Il terzo: un decreto del Governo che cambia le regole per ottenere la cittadinanza italiana, soprattutto per i discendenti degli italiani emigrati nel mondo (DDL 1432).
Il Senato ha approvato in via definitiva la legge sulla partecipazione dei lavoratori (DDL 1407). È una legge nata da una raccolta di 400.000 firme promossa dal sindacato CISL e dà attuazione, dopo decenni, a un articolo della Costituzione (il 46) che parla del diritto dei lavoratori a collaborare alla gestione delle aziende. La maggioranza di centrodestra e parte delle opposizioni (Italia Viva e Azione) hanno votato a favore; il Partito Democratico si è astenuto, dicendo che il testo originale è stato svuotato; Cinque Stelle e Sinistra hanno votato contro. Sul decreto cittadinanza (DDL 1432) il Senato ha respinto due richieste delle opposizioni di bloccare subito l'esame della legge per presunti vizi costituzionali. La discussione vera e propria sul testo è poi proseguita e non si è ancora conclusa in questa giornata. Sui dazi non c'è stata una decisione: era una comunicazione del ministro seguita da un dibattito.
Il dibattito sui dazi è stato molto teso. Le opposizioni hanno accusato il ministro Urso di essere arrivato in ritardo (lo chiedevano da oltre un mese) e di non avere un piano concreto per aiutare le imprese, citando anche la crisi dell'ex Ilva e il caro energia; alcuni gruppi (Azione, Italia Viva, Cinque Stelle e Sinistra) ne hanno chiesto le dimissioni. La maggioranza ha difeso il Governo e il ruolo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, attribuendo molti problemi alle regole ambientali europee. Sul decreto cittadinanza, lo scontro è stato altrettanto duro: i senatori eletti all'estero hanno raccontato storie personali di famiglie di emigrati e hanno accusato il Governo di "spezzare la catena" che lega l'Italia ai suoi discendenti nel mondo. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha più volte richiamato l'aula a lasciar parlare tutti, sia maggioranza sia opposizione.
A fine seduta, nello spazio per gli interventi liberi, un senatore del Partito Democratico ha chiesto al Governo di riferire sulla legge in Ungheria del governo di Orban contro le associazioni non profit, vista come una minaccia alla libertà. Una senatrice della Lega ha denunciato un grave accoltellamento avvenuto a Reggio Calabria e ha chiesto al Governo un piano straordinario per la sicurezza nelle città. Sul tema della cittadinanza è emerso anche il confronto, più ampio, tra chi vuole regole più severe per i discendenti lontani degli emigrati e chi chiede invece di riconoscere come italiani i ragazzi stranieri che nascono, studiano e crescono in Italia.
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