Senato, seduta n. 304 del 15 maggio 2025: cittadinanza italiana, diritto di sangue, femminicidi

Seduta n. 304 del Senato della Repubblica, 15/05/2025.

Argomenti: cittadinanza italiana, diritto di sangue, femminicidi, rifiuti e depurazione, Ilva Taranto.

Il Senato ha approvato definitivamente una legge che limita la trasmissione della cittadinanza italiana ai discendenti di emigrati, introducendo restrizioni al diritto di sangue e una tassa di riacquisto. Nel question time sono stati affrontati femminicidi, sovraffollamento carcerario e questioni ambientali.

Sintesi AI della seduta

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Senato - seduta del 15 maggio 2025 (in parole semplici)

Di cosa hanno discusso

Il tema centrale della giornata è stata la cittadinanza italiana, in particolare il diritto di chi vive all'estero a trasmettere la cittadinanza a figli e nipoti. Il Senato ha esaminato e poi approvato in via definitiva una legge del Governo, presentata in forma di provvedimento d'urgenza (un decreto-legge sulla cittadinanza, DDL S.1432). La regola tradizionale è quella del cosiddetto "diritto di sangue": chi nasce da genitori italiani è italiano, anche se nato fuori dall'Italia. Il Governo sostiene che troppe persone, discendenti molto lontani di emigrati, chiedevano la cittadinanza solo per ottenere un passaporto comodo, intasando consolati e Comuni; per questo ha deciso di limitare la trasmissione della cittadinanza dopo la prima generazione. Prima di tutto questo, la mattina si è discusso a lungo del calendario dei lavori del Senato, con uno scontro acceso tra maggioranza e opposizioni.

Cosa hanno deciso

Il Senato ha approvato la legge sulla cittadinanza, che diventa quindi definitiva. Tutte le proposte di modifica presentate dalle opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Italia Viva, Azione e Sinistra) sono state respinte. È passato solo un ritocco proposto dal relatore della maggioranza, che allunga fino a 36 mesi il tempo massimo per concludere le pratiche già avviate. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) ha votato a favore, ma non senza tensioni: un senatore eletto all'estero del movimento per gli italiani nel mondo ha votato contro, e anche la Lega ha espresso forti dubbi. In mattinata erano state respinte anche diverse richieste delle opposizioni sul calendario, tra cui quella di far venire prima in aula il ministro degli Esteri a parlare della situazione a Gaza.

Momenti notevoli

La mattinata è stata segnata da uno scontro molto duro. Le opposizioni hanno accusato la maggioranza di "arroganza", protestando perché una riforma costituzionale sulla giustizia arriverà in aula senza che la commissione abbia finito di esaminarla, e perché la commissione che controlla la RAI è da mesi bloccata. Alcuni senatori dei Cinque Stelle hanno esposto cartelli con scritte di protesta e il presidente del Senato ha richiamato più volte all'ordine. Nel dibattito sulla cittadinanza è tornata spesso l'accusa che la nuova legge crei "cittadini di serie A e di serie B" all'interno della stessa famiglia, con il rischio di una valanga di ricorsi nei tribunali. È stata introdotta anche una tassa di 250 euro per riacquistare la cittadinanza, molto criticata dalle opposizioni.

Altri temi toccati durante la giornata

Nel pomeriggio si è svolto il "question time", il momento in cui i ministri rispondono in diretta alle domande dei senatori. Il ministro della Giustizia ha risposto su tre temi: i braccialetti elettronici per proteggere le donne dagli uomini violenti (con dati che mostrano un calo dei femminicidi, ma anche casi in cui i dispositivi non hanno funzionato), il sovraffollamento delle carceri e i suicidi dei detenuti, e una riforma della professione di avvocato. Il ministro dell'Ambiente ha risposto su tre questioni: il riciclo dei rifiuti da costruzione, i ritardi dell'Italia nella depurazione delle acque (soprattutto al Sud, con multe europee già pagate) e la possibilità di abbattere più facilmente i lupi che attaccano il bestiame in montagna. Infine ha risposto sul futuro incerto dell'ex Ilva di Taranto, la grande acciaieria al centro di problemi ambientali e occupazionali dopo un incendio.

Le leggi votate in questa seduta

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