Seduta n. 347 del Senato della Repubblica, 30/09/2025.
Argomenti: PNRR modifica, fondi europei spesa, violenza sulle donne, antimafia.
Il Senato approva la sesta modifica del PNRR, che sposta circa 14 miliardi verso progetti funzionanti e ridimensiona Industria 5.0, alloggi universitari e banda larga. Dibattito acceso tra maggioranza e opposizioni su capacità di spesa e ritardi nei lavori.
Generata con l'intelligenza artificiale, può contenere imprecisioni: fa fede il resoconto ufficiale.
Il ministro per gli Affari europei e per il PNRR, Tommaso Foti, è venuto in aula per presentare la sesta proposta di modifica del PNRR (il grande piano di investimenti europei post-Covid che vale 194,4 miliardi e scade ad agosto 2026). Il Governo chiede di spostare circa 14 miliardi (il 7 per cento del totale) da progetti che non si riusciranno a finire in tempo verso altri progetti che invece stanno funzionando, oppure verso strumenti finanziari che permettono di completare le opere anche dopo il 2026. Tra le cose che vengono ridimensionate ci sono Industria 5.0 (gli incentivi per le imprese che ammodernano impianti, che le aziende non hanno usato), gli alloggi per studenti universitari e parte del piano per portare la banda larga ovunque. Vengono invece rafforzati l'agricoltura, le filiere produttive e i contratti di sviluppo.
Il Senato ha approvato la proposta della maggioranza di centrodestra (Risoluzione 6-00169 di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati), che dà via libera al Governo per inviare la revisione a Bruxelles, dove ha sede l'Unione Europea. Il voto è passato anche dopo una controprova elettronica chiesta dalle opposizioni; il resoconto non riporta numeri esatti. Sono state respinte (tecnicamente "precluse", cioè cadute automaticamente perché ne è stata approvata un'altra dal contenuto opposto) le tre proposte alternative: una di Azione e Italia Viva (Calenda, Risoluzione 6-00168), una del Partito Democratico, Cinque Stelle e Sinistra-Verdi (Boccia, Risoluzione 6-00170), e una di Italia Viva (Paita e Renzi, Risoluzione 6-00171). Il ministro Foti, dopo un piccolo pasticcio di procedura, ha chiarito che il Governo era contrario a tutte e tre le proposte alternative.
Il dibattito è stato molto acceso. Le opposizioni di centrosinistra hanno accusato il Governo di non riuscire a spendere i fondi: solo il 3 per cento delle "case di comunità" promesse (centri sanitari di quartiere) è davvero attivo con tutti i servizi; sugli asili nido il numero di posti previsti è stato tagliato di oltre 100.000 unità rispetto al piano iniziale; sui treni veloci nel Sud (Salerno-Reggio Calabria, Napoli-Bari, Palermo-Catania) i lavori sono molto indietro. La maggioranza ha risposto che l'Italia è prima in Europa per obiettivi raggiunti (54 per cento, contro la media europea del 38 per cento) e per soldi già incassati da Bruxelles (72 per cento, contro il 57 per cento medio). Il senatore della Lega Claudio Borghi, pur appartenendo alla maggioranza, ha fatto un intervento critico spiegando che il PNRR non è un regalo ma un debito che andrà restituito dal 2033 al 2052. Carlo Calenda ha invitato il Governo all'umiltà e a riconoscere gli errori, citando in particolare il fallimento degli incentivi alle imprese (Transizione 5.0) e dell'attuazione delle Regioni guidate dal centrodestra. La seduta si è aperta con un minuto di silenzio per gli otto lavoratori morti sul lavoro nella settimana precedente.
A fine seduta la senatrice Raffaella Paita (Italia Viva) ha chiesto al Parlamento una riflessione collettiva sull'omicidio di Elisa Polcino, una donna di 49 anni uccisa quel giorno dal marito a colpi di sasso (un loro figlio è morto, l'altra figlia è in condizioni gravissime). La senatrice ha chiesto di andare oltre l'inasprimento delle pene e di affrontare l'aspetto culturale alla radice. La presidente di turno ha rinviato il tema alla riunione dei capigruppo del giorno dopo. Si è poi acceso uno scontro sulla Commissione antimafia: la senatrice Bevilacqua (Cinque Stelle) ha difeso il senatore ed ex magistrato Roberto Scarpinato, accusato dalla maggioranza di un conflitto di interessi per le sue dichiarazioni televisive sulle stragi di mafia del 1992 e del 1993; Maurizio Gasparri (Forza Italia) e Raoul Russo (Fratelli d'Italia) hanno duramente contestato le tesi di Scarpinato, sostenendo che siano smentite dagli atti.
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