Camera, seduta n. 489 del 3 giugno 2025: contratti precari ricercatori, PNRR, ponte Stretto

Seduta n. 489 della Camera dei Deputati, 03/06/2025.

Argomenti: contratti precari ricercatori, PNRR, ponte Stretto, conflitto d'interessi bancario.

La Camera approva il decreto su scuola e università con fondi PNRR, nonostante le critiche sulla precarietà dei contratti per i ricercatori. Brevemente discusso anche il decreto infrastrutture con risorse per il ponte sullo Stretto.

Sintesi AI della seduta

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Camera - seduta del 3 giugno 2025 (in parole semplici)

Di cosa hanno discusso

La giornata è stata quasi tutta dedicata a un decreto del Governo su scuola, università e fondi del PNRR (il piano finanziato dall'Unione Europea per ripartire dopo la pandemia). Si tratta di una legge che era già stata approvata al Senato e su cui il Governo Meloni ha posto la fiducia: significa che la Camera ha potuto solo dire sì o no all'intero pacchetto, senza poter modificare nulla. Il decreto contiene varie misure per l'avvio del prossimo anno scolastico (asili nido, nuovi bandi per gli edifici, riforma degli istituti tecnici, assunzioni di insegnanti) e una norma molto contestata: due nuovi tipi di contratto per chi fa ricerca nelle università, considerati più precari rispetto al "contratto di ricerca" introdotto nel 2022. A fine giornata si è discusso brevemente anche un secondo decreto, quello sulle infrastrutture, che destina nuove risorse al ponte sullo Stretto di Messina.

Cosa hanno deciso

La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) ha confermato la fiducia al Governo: 189 sì contro 97 no e 4 astenuti. Subito dopo, la Camera ha respinto in blocco tutti i 25 ordini del giorno presentati dalle opposizioni (proposte di impegno politico al Governo, in genere senza valore vincolante) e ha approvato in via definitiva il decreto scuola e PNRR (DDL 2420), con 155 favorevoli e 78 contrari. La sera, sempre la maggioranza ha bocciato le tre richieste delle opposizioni di centrosinistra (Verdi-Sinistra, Partito Democratico e Cinque Stelle) di fermare per motivi costituzionali il decreto sulle infrastrutture (DDL 2416): 70 favorevoli e 147 contrari, quindi il decreto continuerà il suo cammino.

Momenti notevoli

Lo scontro più forte è stato sui ricercatori universitari. Le opposizioni accusano il Governo di aver fatto un "blitz" notturno al Senato, infilando in un decreto sulla scuola una norma sulle università che era stata già bocciata mesi fa nel suo testo originario, firmato dalla ministra dell'Università Anna Maria Bernini. Diversi parlamentari (PD, Cinque Stelle, Verdi-Sinistra) hanno notato che la ministra Bernini non era in Aula a difendere la sua norma. Durante l'intervento di Elisabetta Piccolotti dei Verdi-Sinistra, alcuni deputati del suo gruppo hanno fatto volare aeroplanini di carta con il disegno di un cervello stilizzato e mostrato cartelli con la scritta "Ricercatori più precari? No grazie!", e il presidente Lorenzo Fontana li ha richiamati. Un deputato del Movimento 5 Stelle, Antonio Caso, ha raccontato la sua esperienza personale: per anni ha lavorato come ricercatore universitario con stipendi intorno ai 1.400 euro, senza ferie né malattia, finché ha dovuto lasciare. La deputata Daniela Morfino, sempre dei Cinque Stelle, ha collegato il dibattito al recente femminicidio di Martina Carbonaro, una ragazza di 14 anni uccisa ad Afragola dal fidanzato, per chiedere l'introduzione obbligatoria dell'educazione affettiva e sessuale a scuola.

Altri temi toccati durante la giornata

In apertura, prima ancora di parlare di scuola, cinque gruppi di opposizione hanno chiesto al Governo di venire urgentemente in Aula per spiegare il cosiddetto "risiko bancario": un intreccio di operazioni tra Monte dei Paschi di Siena, Mediobanca, UniCredit e Banca BPM, con il Governo come azionista pubblico di MPS. La trasmissione Report aveva da poco sollevato dubbi su un possibile conflitto d'interessi del capo di gabinetto della Presidente del Consiglio, accusato di non aver dichiarato quote in alcune società che si occupano di crediti bancari. Le opposizioni vogliono che siano la Presidente Giorgia Meloni o il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti a venire a riferire. Sul decreto infrastrutture, le opposizioni hanno contestato che la priorità delle risorse vada al ponte sullo Stretto (il cui costo, secondo il Partito Democratico, è salito da 8,5 a 14 miliardi di euro) mentre sono stati tagliati 1,7 miliardi ai fondi per le strade delle province. Hanno anche denunciato un tentativo, poi ritirato dopo un intervento del Quirinale, di concentrare in mano al ministero del ministro Matteo Salvini i controlli antimafia sui cantieri del ponte.

Le leggi votate in questa seduta

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