Seduta n. 198 del Senato della Repubblica, 13/06/2024.
Argomenti: riforma costituzionale, premierato, elezione diretta del Presidente del Consiglio, scontri parlamentari, protesta parlamentare.
Il Senato ha proseguito l'esame della riforma costituzionale sul premierato con tensioni elevate. Approvati articoli 7 e 8 e l'emendamento governativo sui poteri del Premier, mentre le opposizioni hanno respinto e abbandonato l'Aula in protesta. Il voto finale è fissato per il 18 giugno.
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Il Senato ha proseguito l'esame della riforma costituzionale sul cosiddetto "premierato", cioè l'elezione diretta del Presidente del Consiglio da parte dei cittadini (DDL 935, collegato a una proposta simile presentata da Matteo Renzi, DDL 830). È una delle riforme più importanti della legislatura, perché cambierebbe il modo in cui nasce e cade un Governo in Italia. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega e i centristi di Noi Moderati) la difende come parte del programma per cui è stata votata. Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Italia Viva, l'Alleanza Verdi e Sinistra e Azione) sono contrarie e accusano la maggioranza di forzare i tempi e di concentrare troppo potere nelle mani del Presidente del Consiglio.
Non c'è stato ancora il voto definitivo: quello è stato fissato per martedì 18 giugno. Nella giornata il Senato ha però approvato due passaggi chiave del testo, l'articolo 7 e l'articolo 8, e una modifica importante proposta dal Governo stesso (l'emendamento 7.900), che riscrive la parte sui poteri del Presidente del Consiglio quando si dimette o perde la fiducia. Tutte le centinaia di proposte di modifica presentate dalle opposizioni sono state respinte. Lo stenografico segnala solo se una proposta è stata approvata o bocciata, senza riportare il numero esatto dei voti. Verso la fine i gruppi di opposizione hanno lasciato l'Aula per protesta, annunciando che non parteciperanno al voto finale e che organizzeranno una manifestazione in piazza.
La seduta è stata molto tesa. Le opposizioni hanno chiesto più volte alla maggioranza di condannare apertamente l'aggressione subita il giorno prima alla Camera dal deputato Cinque Stelle Leonardo Donno, e hanno ritenuto la risposta insufficiente. A un certo punto alcune senatrici dell'opposizione hanno occupato pacificamente i banchi del Governo; in Aula si è arrivati a cantare l'inno nazionale e a sventolare bandiere tricolori, e la seduta è stata sospesa più volte. Ci sono stati richiami all'ordine, scontri verbali sui tempi concessi a ciascun intervento e accuse reciproche tra i due schieramenti. Tra i toni più duri, lo scambio finale tra il presidente dei senatori del PD Francesco Boccia e il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri.
Durante il dibattito si è parlato anche di altro: del vertice internazionale G7 in corso in quei giorni e dell'autonomia differenziata (la legge che dà più poteri alle Regioni), in discussione in quelle ore alla Camera. C'è stato un momento più disteso con gli auguri di compleanno al senatore Antonio Guidi, che ha invitato tutti a maggiore tolleranza, e il saluto a un gruppo di allievi della Scuola della Guardia di finanza presenti in tribuna. Il senatore di Azione Marco Lombardo ha spiegato di voler fare opposizione restando in Aula e rispettando le regole, distinguendosi dalla protesta degli altri gruppi.
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