Seduta n. 197 del Senato della Repubblica, 12/06/2024.
Argomenti: riforma costituzionale, premierato, elezione diretta premier, premio di maggioranza, sistema elettorale.
Il Senato continua l'esame della riforma costituzionale sul premierato con la votazione di centinaia di emendamenti. Approvati gli articoli 5 e 6 nonostante le critiche dell'opposizione sui rischi del premio di maggioranza senza limiti di voti. La seduta è stata tesa con scontri verbali fra maggioranza e opposizioni.
Generata con l'intelligenza artificiale, può contenere imprecisioni: fa fede il resoconto ufficiale.
Quasi tutta la giornata è servita a continuare l'esame della grande riforma costituzionale voluta dalla maggioranza di centrodestra, il cosiddetto "premierato": la proposta di far eleggere direttamente dai cittadini il Presidente del Consiglio (la proposta del Governo è il DDL 935, affiancata da una proposta del senatore Renzi, il DDL 830). I senatori hanno votato uno per uno centinaia di emendamenti, cioè proposte di modifica, agli articoli 5 e 6 del testo. Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Italia Viva, Sinistra e Verdi, e i centristi di Azione) hanno criticato a lungo la riforma. Il loro punto principale: la riforma scrive nella Costituzione un "premio di maggioranza", cioè seggi extra alla coalizione vincente, ma senza fissare quanti voti servono per ottenerlo, e quindi rischia di consegnare un potere enorme a un governo che ha preso pochi voti.
Tutte le proposte di modifica delle opposizioni sono state respinte. Il Senato ha approvato l'articolo 5, che è il cuore della riforma (introduce l'elezione diretta del Presidente del Consiglio), e nel pomeriggio anche l'articolo 6, che riguarda il modo in cui si distribuiscono i seggi al Senato. Attenzione: questa era solo la prima delle quattro letture necessarie per una riforma costituzionale; il testo non è ancora legge e, alla fine, dovrà probabilmente passare anche da un referendum, cioè un voto di tutti i cittadini. I senatori dell'opposizione hanno anche chiesto di mettere in pausa il premierato per discutere subito la legge sulla sicurezza informatica (la cosiddetta cybersicurezza, DDL 1143), ritenuta più urgente in vista del G7, ma la richiesta è stata bocciata.
Il clima in Aula è stato molto teso. Le opposizioni hanno ripetuto per ore la stessa domanda alla ministra delle Riforme, Maria Elisabetta Alberti Casellati: con quale legge elettorale si eleggerà il futuro Presidente del Consiglio, e quanti voti gli serviranno per governare? La ministra ha risposto solo nel pomeriggio, spiegando che la legge elettorale sarà scritta dopo, durante il passaggio alla Camera, e accusando le opposizioni di non aver presentato una vera proposta alternativa. La sua replica ha scatenato un lungo scontro verbale. A un certo punto un senatore del Partito Democratico ha protestato perché la ministra era al telefono mentre lui parlava, e una senatrice dei Cinque Stelle è stata richiamata per aver usato la parola "burattino".
Nel pomeriggio il Senato si è fermato per ricordare l'ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, a un anno dalla sua morte, con interventi del senatore Maurizio Gasparri, del presidente del Senato Ignazio La Russa e del ministro degli Esteri Antonio Tajani, seguiti da un minuto di silenzio. Durante il dibattito sulla riforma sono tornati spesso altri argomenti: il forte astensionismo alle ultime elezioni europee (più della metà degli italiani non è andata a votare), l'autonomia differenziata (la legge che dà più poteri alle Regioni) e le lunghe liste d'attesa nella sanità. Più volte i senatori hanno confrontato la riforma italiana con i sistemi di Francia, Germania e Regno Unito, discutendo se quei modelli somiglino o no a quello proposto.
Seduta precedente: n. 196 del 11/06/2024 · Seduta successiva: n. 198 del 13/06/2024