Seduta n. 131 del Senato della Repubblica, 30/11/2023.
Argomenti: minori migranti, procedure d'urgenza, diritti fondamentali, decreti-legge.
Il Senato ha approvato con fiducia il decreto sulla immigrazione e la sicurezza, permettendo di trattenere minori stranieri dai sedici anni in strutture per adulti fino a cinque mesi e accelerando le espulsioni per chi commette reati gravi.
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Il Senato ha dedicato l'intera giornata a un solo provvedimento del Governo: la conversione in legge di un decreto sull'immigrazione e la sicurezza (il decreto-legge 133 del 2023, A.S. 951). Un decreto-legge è una norma che il Governo fa entrare subito in vigore, ma che il Parlamento deve confermare entro sessanta giorni, altrimenti decade. Il testo arrivava già approvato dalla Camera e il Governo ha chiesto al Senato di approvarlo senza più cambiarlo. Il punto più discusso riguarda i minori stranieri arrivati da soli: il decreto permette di tenere i ragazzi dai sedici anni in su, per periodi che possono arrivare a cinque mesi, in centri pensati per adulti, e consente di stabilirne l'età con misurazioni del corpo e radiografie. Il decreto prevede anche espulsioni più rapide per chi ha commesso reati gravi e più uomini e mezzi per le forze dell'ordine.
Il Senato ha approvato definitivamente il decreto, che quindi diventa legge. Il Governo aveva chiesto la fiducia, cioè un voto in cui l'aula approva il testo così com'è, senza poter aggiungere modifiche: chi vota sì conferma anche il proprio sostegno al Governo. Il risultato è stato 97 voti favorevoli, 65 contrari e 1 astenuto. Prima del voto finale le opposizioni avevano presentato tre richieste di bloccare subito il provvedimento perché lo ritenevano contrario alla Costituzione, ma sono state tutte respinte. Con l'approvazione della fiducia sono caduti automaticamente tutti gli emendamenti e le proposte di modifica.
La seduta è stata molto tesa. Il presidente della commissione che doveva esaminare il testo ha dovuto ammettere in aula che non c'era stato il tempo materiale di lavorarci: il decreto era arrivato il giorno prima e per presentare modifiche erano state concesse meno di due ore. Quasi tutte le opposizioni (Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Italia Viva, Verdi e Sinistra) hanno protestato contro l'uso continuo dei decreti d'urgenza, parlando di un Parlamento ridotto a semplice timbro. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e i centristi di Noi Moderati) ha replicato difendendo le scelte del Governo e accusando le opposizioni di non proporre soluzioni. Ci sono stati numerosi richiami della presidenza per le interruzioni e i toni accesi, soprattutto durante gli ultimi interventi.
Nel dibattito sono tornati spesso i grandi temi internazionali sull'immigrazione: gli accordi del Governo con Tunisia e Albania, il cosiddetto Piano Mattei di cooperazione con i Paesi africani, e una recente condanna della Corte europea dei diritti dell'uomo (il tribunale di Strasburgo che giudica sui diritti delle persone) per il trattamento di alcuni minori in un centro di Taranto nel 2017. Alla fine della giornata sono stati fissati anche gli appuntamenti successivi: una legge sull'oblio oncologico (per evitare che chi è guarito da un tumore continui a subirne svantaggi), nuovi decreti su altri temi e, soprattutto, l'avvio dei lavori sulla legge di bilancio e un dibattito a metà dicembre prima del vertice dei capi di Governo europei.
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