Seduta n. 485 della Camera dei Deputati, 26/05/2025.
Argomenti: body shaming, decreto sicurezza, questione di fiducia, occupazioni abusive.
La Camera ha discusso una proposta bipartisan contro il body shaming e il controverso decreto Sicurezza del Governo Meloni. Nel pomeriggio il Governo ha posto la questione di fiducia, provocando proteste dell'opposizione contro i tempi ristretti e le limitazioni ai diritti.
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La giornata alla Camera si è divisa in due parti molto diverse. Al mattino, in un clima cordiale, si è iniziato a discutere una proposta di legge bipartisan per istituire una "Giornata nazionale contro il body shaming" (PdL 1049-A), cioè contro la pratica di deridere o criticare le persone per il loro aspetto fisico, soprattutto online. La giornata sarebbe il 16 maggio, senza spese aggiuntive per lo Stato, e prevede iniziative facoltative nelle scuole, sui media pubblici e nella società civile. La proposta, presentata dalla deputata Martina Semenzato (Noi Moderati), è sostenuta da maggioranza e opposizione, anche se i Cinque Stelle hanno fatto notare che alcune parole come "promuovono" sono diventate "possono promuovere", lasciando tutto alla buona volontà dei singoli enti. Dal pomeriggio, il clima si è completamente rovesciato. È iniziata la discussione sul cosiddetto "decreto Sicurezza" (DDL 2355), un pacchetto del Governo Meloni che introduce 14 nuovi reati, aumenta le pene per altri 9, vieta la "cannabis light" (le infiorescenze della canapa industriale, una pianta che si usa anche in tessuti, cosmesi e alimentazione e che non ha effetti stupefacenti), allarga i poteri della polizia su occupazioni di case e proteste in strada, e permette di tenere in carcere donne incinte e mamme di bambini piccolissimi.
In questa seduta non si è votato sulle leggi: la discussione sul body shaming è stata solo aperta e poi rinviata, e sul decreto Sicurezza il dibattito è proseguito nei giorni successivi. La decisione politica più importante è stata un'altra. Nel tardo pomeriggio il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi è venuto in aula e ha posto la "questione di fiducia" sul decreto Sicurezza: significa che il Governo lega la propria sopravvivenza all'approvazione del testo così com'è, senza neanche una virgola di modifica. È uno strumento estremo che chiude di fatto la discussione e impedisce ai parlamentari di cambiare il provvedimento. Le opposizioni, già in mattinata, avevano denunciato a lungo quella che chiamano "doppia tagliola": in Commissione, settimana prima, era stato posto un termine secco oltre il quale non si potevano più votare emendamenti né tenere dichiarazioni di voto, una scelta che le opposizioni considerano senza precedenti nella storia repubblicana. Il Vicepresidente di turno, Sergio Costa (Cinque Stelle), ha letto la risposta del Presidente della Camera Lorenzo Fontana ai capigruppo di opposizione, ribadendo che le Commissioni decidono autonomamente la propria organizzazione. Il voto vero e proprio sul decreto Sicurezza è stato fissato per i giorni seguenti.
L'apertura del pomeriggio è stata interamente occupata dalle proteste delle opposizioni sul metodo. Simona Bonafe' (PD), Filiberto Zaratti (AVS) e Valentina D'Orso (Cinque Stelle) hanno denunciato che il decreto Sicurezza è la fotocopia di un disegno di legge già in discussione al Senato da mesi, trasformato in decreto-legge "immediatamente in vigore" perché internamente la maggioranza non riusciva a chiuderlo. Il deputato di +Europa Riccardo Magi, relatore di minoranza, ha definito il provvedimento "una rottura dell'ordine costituzionale" e "un insulto al Parlamento". Toni molto accesi anche dai banchi della maggioranza: Alice Buonguerrieri (Fratelli d'Italia) ha rivendicato la linea dura sulle occupazioni abusive coniando l'espressione "ius Salis" (riferendosi all'eurodeputata Ilaria Salis), provocando proteste dai banchi del PD; Simona Bordonali (Lega) ha citato casi di cronaca, da Ispica a Mestre, in cui il decreto avrebbe già funzionato. Roberto Giachetti (Italia Viva) ha paragonato l'impostazione del Governo a un vecchio sketch comico ("non mangi la minestrina? in galera!"). Diversi deputati hanno notato i banchi di Forza Italia desolatamente vuoti durante la discussione, attribuendolo all'imbarazzo del partito sulle norme che riguardano le madri detenute. La seduta è terminata alle 18,55 con un fuori-programma del Vicepresidente Costa, che ha ringraziato il Napoli per lo scudetto appena vinto.
Negli interventi di fine seduta, l'unica voce è stata quella di Susanna Cherchi (Cinque Stelle), che ha ricordato il caso di un gattino sfregiato e morto dopo cure veterinarie inutili, invitando i cittadini a denunciare i maltrattamenti di animali. Diversi deputati di opposizione hanno richiamato i referendum dell'8 e 9 giugno (sui licenziamenti, sui voucher e sulla cittadinanza); Francesca Ghirra (AVS) ha denunciato un episodio del Blocco Studentesco a Cagliari, accusato di aver scritto "antifascismo significa mafia" davanti a un liceo. Filiberto Zaratti (AVS) ha ricordato che ricorrono i cento anni dalle "leggi fascistissime" del 1925, accostandole alla logica del decreto Sicurezza. Sono stati anche annunciati formalmente al Parlamento il deposito di un nuovo disegno di legge del Governo sul "consenso informato" nelle scuole e l'arrivo del bilancio 2024 della Corte dei conti.
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