Seduta n. 321 del Senato della Repubblica, 26/06/2025.
Argomenti: separazione carriere magistrati, Alta Corte disciplinare, spese militari NATO, ludopatia e gioco d'azzardo.
Il Senato ha proseguito l'esame della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere magistratuali con accesi dibattiti sulla gestione della magistratura e sulla situazione internazionale, mentre le opposizioni hanno invano chiesto il rinvio in Commissione.
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Il Senato ha proseguito l'esame della riforma costituzionale della giustizia voluta dal Governo Meloni (DDL costituzionale S. 1353, già approvato dalla Camera). La riforma vuole separare le carriere fra i magistrati che indagano (i pubblici ministeri) e quelli che giudicano, creare due Consigli superiori della magistratura (uno per ciascuna delle due categorie) e istituire una nuova «Alta corte» che giudichi gli illeciti disciplinari dei magistrati. Il dibattito si è concentrato sull'articolo 1 e sui suoi emendamenti. Nel pomeriggio si sono svolte interrogazioni ordinarie e il question time, con tre ministri presenti: Matteo Salvini (infrastrutture), Adolfo Urso (imprese) e Alessandro Giuli (cultura).
Le opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Italia Viva, Sinistra-Verdi) hanno chiesto di non passare all'esame degli articoli, cioè di rimandare il testo in Commissione per riaprire la discussione: la maggioranza di centrodestra ha respinto la richiesta. Su un emendamento successivo l'opposizione ha chiesto la verifica del numero legale: i senatori in Aula non erano abbastanza e la seduta è stata sospesa per circa venti minuti. Quando si è ripresi, sono stati respinti tutti gli emendamenti messi ai voti, compreso l'ultimo (presentato dal Pd) che proponeva un solo Consiglio superiore della magistratura diviso in due sezioni interne, anziché due Consigli separati. Nessuna decisione finale: il seguito dell'esame è rinviato a una seduta successiva. Nel question time non sono state prese decisioni, ma sono stati registrati gli impegni dei ministri.
La seduta è stata molto tesa. La presidente di turno Licia Ronzulli (Forza Italia) ha richiamato più volte senatori sia di opposizione sia di maggioranza per i toni. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, in replica, ha tenuto una lunga «lezione di storia» (Tucidide, gli ateniesi e i melii, le guerre del Novecento) per giustificare la frase «si vis pacem, para bellum» (cioè: se vuoi la pace, prepara la guerra), provocando proteste rumorose dai banchi delle opposizioni. La senatrice Alessandra Maiorino (Cinque Stelle) ha dedicato gran parte del suo intervento a Donald Trump, a Benjamin Netanyahu (sotto processo in Israele per corruzione) e alla guerra a Gaza, oltre alle nuove spese militari NATO al 5 per cento del PIL (PIL = quanto produce il Paese in un anno). Italia Viva, attraverso Raffaella Paita, ha invocato il caso Berlusconi e quello dei familiari di Matteo Renzi come esempi di «massacro mediatico-giudiziario». La senatrice Dafne Musolino (Italia Viva) ha contestato l'uso di una procedura, detta «canguro», che permette di saltare la votazione di tanti emendamenti uguali approvandone o respingendone solo uno: dice che è stata applicata senza che la Conferenza dei capigruppo (la riunione dei capi di tutti i partiti) lo avesse deciso.
Le interrogazioni hanno toccato temi molto diversi. Il senatore Marco Croatti (Cinque Stelle) ha denunciato la pubblicità del gioco d'azzardo nel calcio e ha citato la nuova maglia dell'Inter sponsorizzata da una società di scommesse. Il ministro per lo sport Andrea Abodi ha ribadito l'impegno del Governo contro la ludopatia (la dipendenza dal gioco), ma il Cinque Stelle si è dichiarato non soddisfatto. Si è parlato anche di farina di insetti (il Governo dice che l'Italia si è opposta a Bruxelles, sede dell'Unione Europea, ma ha perso), del processo penale telematico (le applicazioni informatiche dei tribunali continuano a non funzionare bene) e dei ritardi nei rimborsi del Fondo Nuove Competenze, lo strumento che paga la formazione dei lavoratori. Nel question time il ministro Salvini ha promesso di valutare regole più semplici per chi deve solo cambiare le targhe rovinate dell'auto e ha annunciato 80 milioni di euro per la rigenerazione urbana (cioè il rifacimento di interi quartieri esistenti). Il ministro Urso, accusato da Italia Viva di avere avuto in passato interessi economici in Iran, ha replicato ricordando le visite ufficiali del Governo Renzi a Teheran nel 2016. Il ministro della Cultura Giuli ha promesso di verificare se lo stadio di San Siro a Milano abbia già più di settant'anni (e quindi vada protetto come bene culturale, impedendone la vendita ai club Inter e Milan); ha difeso la commissione che ha declassato il Teatro della Toscana di Firenze, e ha annunciato controlli più rigorosi sul tax credit del cinema (cioè i soldi dello Stato dati ai produttori cinematografici sotto forma di sconto fiscale), dopo gli scandali emersi su film mai realizzati.
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