Seduta n. 80 del Senato della Repubblica, 22/06/2023.
Argomenti: decreto lavoro, reddito di cittadinanza, assegno di inclusione, cuneo fiscale.
Il Senato approva in via definitiva il decreto lavoro che cancella il reddito di cittadinanza e lo sostituisce con l'assegno di inclusione dal 2024, riducendo il cuneo fiscale sui redditi bassi. Discussione accesa tra maggioranza e opposizioni sulle politiche di welfare e tagli alle tasse.
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Il Senato ha discusso e poi approvato in via definitiva il cosiddetto "decreto lavoro" del Governo (il decreto-legge 48 del 2023, atto S.685). È la misura, presentata dal Governo il 1° maggio, che cancella il reddito di cittadinanza e lo sostituisce dal 2024 con un nuovo aiuto chiamato "assegno di inclusione". Lo stesso decreto taglia in modo temporaneo le tasse sul lavoro (il cosiddetto cuneo fiscale), per lasciare fino a circa 100 euro in più al mese in busta paga ai redditi più bassi. Tocca anche i contratti a tempo determinato, i voucher, lo smart working e la sicurezza sul lavoro.
Il Senato ha approvato il decreto, che diventa quindi legge. La maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati) ha votato a favore. Le opposizioni di centrosinistra hanno votato contro (Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e la Sinistra ambientalista) oppure si sono astenute, cioè non hanno né approvato né bocciato (Italia Viva, Azione e il gruppo delle Autonomie). Il numero esatto dei voti è registrato in un allegato non riportato nel resoconto, quindi non viene indicato qui.
La discussione è stata tesa. I senatori del Movimento 5 Stelle hanno esposto in aula cartelli con la scritta «BastaVitePrecarie», che la presidente di turno ha fatto subito rimuovere. Dopo il voto, una senatrice del Movimento 5 Stelle ha protestato formalmente per una frase del presidente della commissione lavoro Francesco Zaffini (Fratelli d'Italia), giudicata offensiva verso il suo gruppo. Le opposizioni hanno accusato il Governo di aver diviso i poveri in categorie e di non aver introdotto un salario minimo; la maggioranza ha rivendicato il taglio delle tasse sul lavoro e i controlli più severi sugli aiuti.
A fine seduta, senatori di partiti diversi (Italia Viva, Azione, Partito Democratico e Fratelli d'Italia) hanno chiesto unanimemente al Governo di farsi sentire sul caso dell'oppositore russo Aleksei Navalny, sotto processo a porte chiuse in Russia, e più in generale sulla difesa dei diritti umani e dei prigionieri politici. Un senatore del Movimento 5 Stelle è invece intervenuto contro l'autonomia differenziata (la riforma che darebbe più poteri e risorse alle singole Regioni), denunciando che già oggi lo Stato spende molto meno per ogni studente del Sud rispetto a quelli del Centro-Nord.
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