Seduta n. 229 del Senato della Repubblica, 09/10/2024.
Argomenti: bilancio pubblico, intercettazioni telefoniche, cuneo fiscale, riservatezza, disastro Vajont.
Il Senato approva il Piano strutturale di bilancio 2025-2029 secondo la linea del Governo Meloni e approva definitivamente la legge che limita le intercettazioni a 45 giorni, con richieste motivate del giudice per proseguire, salvo mafia e terrorismo.
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Il Senato ha affrontato due temi grossi nella stessa giornata. Al mattino ha discusso il grande piano dei conti pubblici per i prossimi anni, chiamato Piano strutturale di bilancio 2025-2029 (Doc. CCXXXII, n. 1). È il documento, nuovo, con cui l'Italia dice all'Unione Europea (con sede a Bruxelles) come intende tenere sotto controllo la spesa dello Stato e ridurre il debito nei prossimi sette anni. Al pomeriggio ha discusso una proposta di legge che mette un limite di tempo alle intercettazioni, cioè all'ascolto delle telefonate e delle conversazioni delle persone indagate (DDL 932). Sono due materie diverse, ma entrambe molto importanti per la vita di tutti.
Sul piano dei conti pubblici, il Senato ha approvato il testo proposto dalla maggioranza di centrodestra (Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e i loro alleati), che dà il via libera alla linea del Governo Meloni: tenere la spesa sotto controllo, rendere stabile il taglio delle tasse sul lavoro (il cosiddetto cuneo fiscale) e ridurre le aliquote dell'imposta sui redditi a tre fasce. Le proposte alternative delle opposizioni di centrosinistra (Partito Democratico, Cinque Stelle, Italia Viva, Azione e Sinistra) sono state tutte bocciate. Sul tema delle intercettazioni, il Senato ha approvato in via definitiva la nuova legge: dopo 45 giorni di ascolto, per andare avanti il giudice dovrà spiegare con motivi precisi perché è ancora necessario continuare. Per i reati di mafia e terrorismo, invece, il limite non vale e l'ascolto può proseguire come prima.
Il dibattito sui conti pubblici è stato molto teso. Le opposizioni hanno accusato il Governo di avere abbandonato vecchie promesse, soprattutto sulle accise dei carburanti (le tasse che fanno parte del prezzo di benzina e diesel) e sul superamento della riforma delle pensioni del 2011, e di tagliare i fondi alla sanità pubblica. Il senatore Matteo Renzi ha detto che al piano manca una direzione, paragonandolo a un menù invece che a una rotta. Il senatore di Azione Carlo Calenda ha ironizzato sulla "conversione" della destra alle regole europee. La maggioranza ha replicato rivendicando l'aumento dell'occupazione e la riduzione delle tasse, e negando ogni nuova imposta sulla casa. Sulla legge per le intercettazioni lo scontro è stato altrettanto duro: per la maggioranza si tratta di tutelare la riservatezza dei cittadini, mentre per le opposizioni si rischia di indebolire la capacità dello Stato di scoprire reati gravi come la corruzione e la violenza sulle donne.
All'inizio della seduta pomeridiana l'Aula ha ricordato, con un lungo momento di raccoglimento e numerosi interventi, il 61° anniversario del disastro del Vajont del 9 ottobre 1963, quando una frana provocò un'onda che uccise quasi 2.000 persone: una tragedia, hanno ricordato i senatori, causata da errori e interessi umani e non dalla fatalità. Nella parte finale, una senatrice della Lega ha commemorato Sammy Basso, lo scienziato e divulgatore scomparso. Una senatrice di Italia Viva ha richiamato l'attenzione su un femminicidio avvenuto in provincia di Caserta e sull'aumento delle violenze contro le donne. Una senatrice dei Cinque Stelle ha sollevato il caso della Portovesme, l'azienda della multinazionale Glencore in Sardegna che vuole chiudere la produzione di zinco, mettendo a rischio oltre mille posti di lavoro.
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